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E' opportuno precisare che l'adozione relativamente recente (1951) dell'espressione 'cha cha cha' non significa che la data di nascita della danza sia la stessa della sua denominazione ufficiale: i movimenti di base, quantunque non precisamente codificati, potevano già esistere prima che si arrivasse alla formalizzazione musicale di questo nuovo genere. Per la maggior parte degli studiosi, le origini delle movenze di CHA CHA sono collocabili a Cuba all'inizio del 1900, nel periodo in cui si svilupparono son, danzòn, rumba e mambo. Sul significato della espressione CHA CHA CHA ci sono diverse ipotesi:

La vocecha cha chaè una onomatopea:

 

Sta ad indicare il ritmo specifico del ballo. In pratica rappresenta il suono di uno strumento di accompagnamento (qualunque esso sia stato) che all'origine ne segnava la cadenza (base ritmica).

Riproduce il suono ritmico delle scarpe sul pavimento nella esecuzione del triplo passo. Questa ipotesi ci fa pensare ad una danza eseguita non all'aperto, su pavimenti sconnessi, ma in locali con pavimenti levigati. Lo chassè è una figura che richiede il pattinamento veloce dei piedi; pertanto vuole una superficie liscia e non, ad esempio, di terra battuta o coperta a prato (vedi ipotesi 3).

CHA CHA è anche il nome di un sonaglio costruito col baccello di alcune piante. Nei balli di gruppo, nelle danze propiziatorie e nelle manifestazioni religiose con accompagnamento di musiche e canti, le guide che avevano compiti di coordinamento usavano tale sonaglio per scandire il tempo e per segnalare la fine delle pause. Anche in tal caso si può tirare in ballo il discorso della onomatopea, in questo senso: il sonaglio veniva agitato sul motivo/ritmo CHA CHA + pausa.

Enrique Jorrin adottò l'espressionecha cha cha nel 1951 (dopo averlo precedentemente chiamato 'mambo-rumba'). Egli, per definire in modo univoco una danza che andava assumendo precisi connotati rispetto a danzòn, rumba e mambo, scelse una denominazione che faceva direttamente riferimento alla triplice marcatura della base ritmica da parte dei danzatori. In realtà, Jorrin non aveva inventato niente: era un attento osservatore di ciò che succedeva in pista, oltre ad essere un bravissimo arrangiatore di mambo e danzòn. Mentre, ad una festa (al chiuso?), eseguiva un mambo, notò che alcuni ballerini non effettuavano la pausa sul battito slow, ma continuavano a muovere i piedi in chassè. Magari non erano ballerini provetti, ma semplici improvvisatori. Sta di fatto che eseguivano un movimento significativo dal punto di vista coreico. Tanto è vero che Jorrin ne fu positivamente colpito. Si deve, a tale proposito, solo aggiungere, che all'epoca si ballava per imitazione; per cui è ipotizzabile che quel triplo passo che Jorrin vedeva per la prima volta fosse già largamente usato al di fuori delle conoscenze ufficiali.

Molti studiosi considerano questo ballo una derivazione del mambo, anzi una sua riproposizione in chiave moderata. Altri affermano che esso derivi direttamente dal danzòn. E' interessante soffermarsi a riflettere proprio sulla prima denominazione inventata da Enrique Jorrin. Egli fu, in assoluto, il primo musicista a costruire l'impalcatura ritmica del cha cha cha, formalizzandolo musicalmente. Ma quando si trovò di fronte al problema di trovare un nome, non riuscì a far di meglio che chiamarlo 'mambo_rumba'. Il motivo di questa sua scelta sta nel fatto che egli percepiva non tanto o non ancora un genere autonomo e del tutto originale, ma un miscuglio, sia pure riuscito, di ritmi e sonorità preesistenti nelle danze caraibiche e latino-americane. Jorrin era realmente convinto che la semplice amalgamazione di elementi di rumba e di elementi di mambo non portasse oltre quanto già visto negli ambiti separati di rumba e di mambo, appunto. In realtà, ciò avveniva solo perchè mambo, rumba e danzòn erano danze e generi musicali già consolidati, mentre il cha cha non esisteva autonomamente. Ma Enrique Jorrin era un grande compositore: credette fino in fondo di poter inventare un nuovo ritmo, usando ingredienti familiari e domestici. E lo fece alla grande: perchè il cha cha, a partire da lui, è diventato uno dei più famosi generi musicali e dei più grandi balli di tutti i tempi. Il cha cha cha si diffuse sia come musica che come ballo a partire dal 1950. Negli USA era quasi una moda nel 1953, grazie a orchestre importantissime come Orquesta America e grazie a grandi musicisti come Tito Puente, Xavier Cugat e Perez Prado. Si formarono orchestre e gruppi specializzati con un alto numero di componenti, addirittura fino a quindici. La base ritmica lenta incoraggiava anche la formazione di gruppi vocali: molte furono le canzoni scritte su musiche di cha cha cha.

Nel 1954 Enrique Jorrin portò in Messico questo nuovo genere musicale: riscosse un successo enorme. Ebbe tantissime richieste, dai locali, dalla radio, dalla televisione; al punto tale che per diversi anni lavorò con la sua orchestra esclusivamente nel Messico. Nei primi anni '50 il cha cha cha si diffuse in quasi tutta l'America Meridionale, mentre a Cuba esplodeva con la forza di una moda irresistibile.

In Europa questo ballo è arrivato nel 1954. In Italia è entrato nel 1958, senza però ottenere immediatamente un grande successo. Gli osservatori dell'epoca registrarono tiepide reazioni, sia da parte dei ballerini che da parte delle masse.

 

Negli anni 1959-60, mentre in America e in Inghilterra era un ballo affermato con un vasto seguito di appassionati, in Italia rimaneva nell'ombra. All'improvviso, nel 1961, ebbe un inaspettato exploit grazie ad una soubrette all'epoca famosa, Abbe Lane (compagna di Xavier Cugat), che, attraverso il piccolo schermo, fece innamorare gli italiani: delle sue curve e contemporaneamente del cha cha cha. Da quel momento si è stabilizzato nelle abitudini e nelle preferenze del nostro popolo

 

Mambo è il nome di una divinità cubana che è stata identificata nel dio della guerra. In onore di questa divinità si eseguivano danze all'aperto probabilmente solo maschili e comunque, per il loro carattere rituale, comandate da combattenti e capi tribù. Che il termine mambo rappresentasse precisamente questi balli o qualcuno di essi, non è scontato. Secondo alcuni studiosi il lemma mambo è stato usato a lungo per definire non tanto una tipologia di danze, ma tutta la musica di ispirazione religiosa, propria delle pratiche Voodoo, che faceva da base alle danze stesse. Tale musica serviva a mettere in contatto danzatori e divinità. Mambo significherebbe, in tal caso, canale di comunicazione con gli dei.

Secondo alcuni musicologi mambos equivale a 'sacerdotesse'. Qualcuno arriva a tradurre mambo in: 'colei che parla col Dio'. In entrambi questi due casi è evidenziata la centralità della funzione femminile negli affari di culto.

Le ipotesi attualmente più accreditate sono due:

 

Il termine appartiene al linguaggio rituale voodoo di Haiti (il mambo è quella particolare musica religiosa che consente, attraverso la danza, di conversare con le divinità);

 

Il termine appartiene ad un antico dialetto cubano denominato nanigo (mambo è usato per identificare sia la musica che il relativo ballo).

 

Una cosa è certa: col passare del tempo, il termine mambo identificò inequivocabilmente un particolare modo di ballare, riferito specificamente al folklore popolare cubano. La danza perse il rigore formale delle grandi occasioni religiose e dei momenti drammatici legati, un tempo, a rituali di combattimento. Si presentava piuttosto come un contenitore ricco di spunti presi dal son e dal danzòn, miscelati su ritmi frenetici. Ne scaturiva un ballo nuovo e non completamente definito. Fu proprio la struttura flessibile della danza che ne consentì l'arricchimento successivo, attraverso l'assimilazione di elementi africani e di motivi appartenenti alla cultura jazz.

 

Il mambo è nato dalla voglia degli schiavi di 'scatenarsi' nel vero senso della parola: una volta liberi dalle catene, essi inventarono il più frenetico dei balli, dopo anni di costrizioni, durante i quali dovettero ripiegare su danze "statiche" quali rumba e merengue. La teoria e l'ipotesi di Hjuelos sono affascinanti: nelle vene degli schiavi africani costretti a lavorare, incatenati, nei campi di canna da zucchero scorrevano sangue e musica. Con le catene ai piedi inventarono:

 

il merengue, il cui passo fondamentale consisteva nel trasferire il peso del corpo da un piede all'altro, anche restando allo stesso posto.

 

la rumba, che nella sua originaria impostazione si basava unicamente sui movimenti di oscillazione dei fianchi.

Quando finalmente si liberarono delle catene, inventarono il mambo.

Attorno al 1940 si può collocare la nascita del ballo con quelle caratteristiche che ancora oggi lo rendono unico ed attuale.

A determinare la struttura del ballo sono stati due fattori concomitanti:

 

la evoluzione degli strumenti musicali;

 

l'introduzione di motivi sincopati nella parte finale del danzòn.

 

Maracas, bongo, tamburo e guiro, uniti alla tromba (che è lo strumento tipico del jazz), hanno dato, sul piano stilistico, la migliore soluzione possibile al discorso percussioni. I ritmi travolgenti della tradizione latino-americana sono stati riproposti in chiave moderna, con grande efficacia timbrica, melodica e musicale.

Per quanto riguarda la tecnica di esecuzione di tale danza, a livello mondiale sono state elaborate decine di figure di base che, in pratica, consentono di partire in ogni direzione e con qualsiasi piede. Diverse generazioni di maestri e di coreografi hanno dedicato molto del loro tempo e tutta la loro bravura ad arricchire il mambo: sono state create centinaia di figure che consentono alla coppia di ballare sul posto o di spostarsi lungo le quattro pareti della pista, con amalgamazioni sempre diverse.

Per quanto riguarda la struttura musicale del mambo e i relativi riflessi sulla tecnica di ballo, mi limito a ricordare due cose:

 

Secondo la Scuola americana (New York Style) il cui massimo teorizzatore è il portoricano Eddie Torres, il mambo si balla sulla clave 2/3. Sull'1 musicale c'è la 'marcatura' da fermi. Il primo passo è effettuato dai ballerini sul secondo battito. (Secondo molti, se il cavaliere parte andando indietro è anche più bello).

 

In Italia siamo abituati a ballare la sequenza quick, quick, slow sul tempo di 4/4, col classico conteggio 2, 3, 4-1.

Quando avviene la prima formalizzazione del mambo come genere a se stante?

 

"il primissimo esempio lo si può far risalire al violoncellista cubano Oreste Lopez che nel 1938 compone un danzòn, ballo molto vicino alla rumba, che battezza "Mambo". Questo danzòn aveva di nuovo e di diverso un motivo marcatamente sincopato.

 

Altra ipotesi, abbastanza diffusa, è quella che vede nel compositore Arsenio Rodriguez (appartenente all'orchestra di Antonio Arcagno) il vero inventore del primissimo mambo. Egli combinò elementi presi dal son delle origini alle musiche religiose cubane di derivazione Voodoo, e creò un 'danzòn en nuevo ritmo', subito dopo denominato mambo. (Naturalmente, era un esperimento).

I suddetti esperimenti potevano rimanere tali per sempre; ma non fu così. L'introduzione della sincope contribuiva a creare un ritmo originale e visibilmente coinvolgente. Molti musicisti e arrangiatori si cimentarono in analoghi tentativi. Lo stesso direttore d'orchestra Antonio Arcagno (o Arcano) decise di supportare il nuovo ritmo con il pianoforte: l'effetto fu esaltante. Nell'ascoltare e provare tale ritmo, Perez Prado intuì che poteva nascerne un nuovo genere, ben oltre il danzòn, con ben altre prospettive. Come del resto avvenne. Sul piano coreico, lo sganciamento dal son avvenne sulla figura fondamentale, che si può considerare di base. Il son aveva un ritmo più lento del mambo: esso si ballava con movimenti orizzontali (verso destra e verso sinistra). Con l'accelerazione del ritmo che segnava l'evoluzione verso il mambo, non era possibile mantenere la direzione orizzontale della figura senza perdere in termini di armonia ed equilibrio. Per questo motivo i ballerini inventarono per il mambo il passo verticale (avanti e dietro).

 

FORTUNA DEL MAMBO Il mambo diventò internazionale alla fine della seconda guerra mondiale. La diffusione, nel mondo, della musica del mambo e della relativa danza è dovuta Celia Cruz (interprete di Guantanamera), a Frank Grillo, a Xavier Cugat e a Abbe Lane. Alla fine degli anni Quaranta furono molti i musicisti e i gruppi cubani che cercarono, e trovarono, fortuna in giro per le Americhe. Tito Puente ne è uno dei massimi rappresentanti, assieme al suo compatriota portoricano Tito Rodriguez. Come suscitò interessi e passione nelle masse giovanili e nel pubblico più aperto mentalmente, parimenti, il mambo incontrò ostilità, preconcetti e divieti da parte delle autorità religiose e civili. In Messico e nel Sud America le figure di danza del mambo furono giudicate oscene dalla classe aristocratica e dalla Chiesa. Ma a nulla poterono le critiche, le condanne e i boicottaggi: il mambo aveva la forza di un ciclone, e come tale, spazzò via ogni ostacolo. Il padre del mambo è il musicista cubano Darnase Perez Prado, nato a Matanzas il 1922, pianista, compositore e direttore d'orchestra. Questi esordì a L'Avana con l'Orchestra del Casinò de la Playa, puntando ad un mambo supportato dalla più ricca strumentazione possibile a quel tempo. A trentadue anni andò a Città del Messico, dove riscosse un grande successo, rivoluzionando le abitudini musicali (ed etiche) di tutta la nazione. Espulso perchè non in regola con le leggi che ordinavano il fenomeno della immigrazione, si trasferì a New York, dove in breve tempo fu incoronato "Re del mambo" (Cherry Pink, Que rico el mambo, Mambo n. 5). In America già esistevano locali dove andavano di moda i ritmi latini (Plaza Ballroom, Palladium); ma le folle non andavano in delirio. Quando arrivò il mambo, scoppiò una vera e propria febbre per tale ballo. Fu tale il successo musicale, che l'industria cinematografica ci volle mettere le mani. Ed infatti riuscì a sfruttare sapientemente l'appeal ritmico e psicologico che aveva sui giovani, e la portata di dichiarata sensualità che coinvolgeva un pubblico vastissimo e variegato. In molti films prodotti nel periodo 1949-1977 lo stesso Prado fu scritturato come attore. In Italia, la nostra cinematografia ha prodotto il famoso film MAMBO (con Silvana Mangano); mentre il pubblico ha accolto con larga partecipazione i più recenti films DIRTY DANCING e THE MAMBO KINGS (interpretato da Antonio Banderas).

 

"l'innovazione musicale del mambo, come ha avuto modo di raccontare lo stesso Prado, è stata quella di far suonare gli strumenti a percussione in sincrono con il pianoforte e i fiati, su accordi con scansioni ritmiche completamente diverse da quelle che si usavano" precedentemente. Ed infatti, già in Messico, Perez Prado aveva inserito nella sua orchestra l'organo, creando non poco stupore, in quanto tale strumento era estraneo alla musica leggera. Il mambo, dopo avere conquistato i giovani americani col suo ritmo incalzante, fu portato in Europa dove fu accolto con entusiasmo dalle nostre popolazioni. La briosità della danza e della relativa musica ben si adattavano al clima di rinascita e alla voglia di ricostruzione che fermentavano nei paesi occidentali, da pochi anni usciti dalla seconda guerra mondiale.

Anche quando il boom come genere musicale ha cominciato a declinare, a metà degli anni Sessanta, il mambo-ballo ha continuato ad avere una sua storia ed un suo posto preciso nel panorama della danza sportiva.

Il mambo è cubano perchè a Cuba esso è stato concepito, e perchè Perez Darnase Prado è cubano. Il Tropicana Night dell'Avana è stato il primo locale in senso assoluto in cui il mambo, appena nato, fu presentato nel 1943, mentre tutto il mondo era immerso nella guerra. Ma il mambo era, appunto, appena nato. Doveva crescere e diventare grande.

Il mambo è americano perchè negli USA è diventato grande. Il Palladium Ballroom, la più grande sala esistente al mondo, a quei tempi, fece del mambo di Perez Darnase Prado la danza più bella e più amata di tutti i tempi.

L’origine del son e’ da attribuire alla regione orientale dell’isola cubana. Si parla anche della provincia di Guantanamo e si associa alle feste Changüí tipiche della zona. Questo genere musicale sorge alla fine del secolo XIX come parte della formazione della nazionalità cubana.

Cominciò a diffondersi nei carnevali di Santiago del 1892, grazie a un interprete chiamato Nené Manfugás, che suonava ilTres (strumento rustico con tre corde doppie e una cassa di legno ), divenendo simbolo del Son fino ai nostri giorni.

All’inizio la struttura musicale del Son si basava sulla ripetizione costante di un ritornello di quattro tempi o meno cantato da un coro, noto come il Montuno. Il coro si alterna all’improvvisazione che è realizzata da un cantante solista, generalmente in contrasto con il ritornello.

Gli strumenti originali del Son furono: il tres e la chitarra, ( cultura spagnola ) il bongó ( interpretazione politimbrica ), le maracas e la clave, normalmente suonata dal cantante (“Senza la clave non c’è Son”) e, in fine, la marímbula e la botija che furono sostituite dal contrabbasso nei centri urbani.

 

Nel Son si fondono gli strumenti di percussione africani e gli strumenti di corda battuta spagnoli; vocalmente, tra la decima spagnola e il canto alternato tra coro e solista di origine africano.

Nell’anno 1909 il Son si propaga in tutto il territorio cubano grazie, in parte, all’espediente creato dall’esercito permanente che disponeva che tutti i soldati reclutati si trasferissero in un’altra provincia, con il proposito di mandarli via dal loro ambiente sociale.

Tesi espressa dal chitarrista e investigatore musicale Radamés Giro nel suo lavoro, Los motivos del Son.

 

Questa affermazione porta ad convalidare che casualmente un istituzione militare ha contribuito alla divulgazione di un genere musicale qual il Son.

I Cuartetos de Son che provengono dalle zone rurali dominano la cornice musicale della città e, nella decade del 20, si trasformano in Sextetos. Per esempio, El sexteto Habanero, fondato nel 1920 ebbe il suo antecedente nel Cuarteto Oriental. Nel 1927 con l’integrazione di una tromba si convertì in Septeto, sebbene mantenne il nome di Sexteto Habanero, così diede origine e definì questo formato strumentale sonero, caratteristico degli ambienti urbani e di gran influenza nel resto del Caribe nella decade del 30.

Tra i septetos dobbiamo rilevare il Septeto Nacional di Ignacio Piñeiro, inoltre, fu il raggruppamento che diffuse il tema di Piñeiro “Echale salsita” (Mettici salsa), primo riferimento alla parola Salsa nella musica del Caribe, secondo molti autori. Ma a ci sembra azzardata questa asserzione, poiché il suo uso nel tema ha una prospettiva gastronomica (echale salsita a la butifarra, mettici salsa alla salsiccia) e non il significato che oggi ascriviamo alla parola Salsa, come denominazione di un movimento musicale caraibico e mondiale.

 

Il Son era uno dei balli delle classi povere –dei solares - che fu duramente rifiutato dalle classi agiate, quelle dei clubs- , fu perfino proibito dal governo che lo considerava immorale. Poi, entrando nelle sale da ballo de La Avana e di altre città importanti, godendo di una grande diffusione discografica e grazie al lavoro musicale dei raggruppamenti come quelli su menzionati; il Son passò dal solar alla coscienza del popolo cubano e da lì al mondo. Dopo gli anni 20 il Son si convertì nel genere nazionale di Cuba, superando il Danzón, che lo fu alla fine del secolo passato e al principio di questo.


La decade del 30 rappresenta il periodo d’internazionalizzazione del Son grazie, principalmente, alle presentazioni dell’orchestra di Don Azpiazu con il suo cantante Antonio Machín negli Stati Uniti (1930) e in Europa (1931). L’oerchestra di Azpiazu convertì il Son Pregón di Moisés Simón “El Manicero” in un successo mondiale. Da parte sua il Septeto Nacional di Piñeiro si presentò alla Fiera mondiale di Chicago nel 1933 e ottenne un trionfo travolgente.


Nel 1940 sorgono i Conjuntos, quando il tresista Arsenio Rodríguez decide d’ingrandire il formato del septeto e ci aggiunge due trombe, la tumbadora e il piano. Con l’inclusione della tumbadora nei Conjuntos si superava la proibizione dell’uso della stessa nelle orchestre cubane, stabilita dal presidente Machado nella decade del 30; in poco tempo Arcaño la incorporò, per la prima volta, nelle Charangas. La chitarra non si usò più nei Conjuntos e il tres restò come lo strumento emblema dei raggruppamenti soneri. Nel Conjunto di Arsenio il tres si suonava in uno stile distinto dagli altri formati musicali del Son, il piano elaborava ritmiche di gran vitalità e la tromba sviluppava improvvisazioni piuttosto cubane partendo dallo swing americano. Con questa prospettiva musicale il Conjunto di Arsenio e gli altri raggruppamenti che seguirono la sua norma crearono una nuova sonorità per il Son.


Nell’interpretazione del Son si distaccarono anche: La Sonora Matancera, come conjunto accompagnante grandi figure del canto caraibico e il Conjunto Casino, per la sua squisita sonorità e per l’ineguagliabile gusto.
Nella decade del 50 Benny Moré, il genio della musica cubana, creò una scuola a parte nell’interpretazione del Son, lui stesso, accompagnato dalla sua banda gigante (La Tribù, come lui la chiamava), era uno stile senza concorrenza, un fuori serie nella musica.
Inoltre, il Son è stato interpretato da altri tipi di raggruppamenti musicali tali, come: Trios, Charangas, Big Bands e Gruppi Sperimentali. Questo genere ha una grande quantità di varianti tra cui possiamo menzionare: il changüí, il son montuno, il son habanero, il sucu sucu e il son pregón, tra gli altri.


Alla fine degli anni 60 e al principio dei 70 il bassista cubano Juan Formell e il suo raggruppamento Los Van Van, creano El Songo, mescolando il Son con la musica elettronica americana del Beat. Formell incorporò nella Charanga i trap drums, il basso elettrico, amplificò i violini in modo che avessero un’enfasi ritmica, i cantanti interpretavano a tre voci e in fine introdusse i tromboni nelle Charagas cubane.

Il Son è, senza dubbio, il genere musicale cubano che più ha influenzato la Salsa; tanto nel formato strumentale, quanto nella struttura musicale di questa.

Al principio del secolo scorso l’Argentina era una terra di speranze per molti che provenivano dal vecchio continente. Gli emigranti dall’Europa portavano con sé sogni, speranze e la propria musica.

 

Dalla polka, la mazurca e il valzer, nasce, nei sobborghi del porto di Buenos Aires, un nuovo stile musicale: il Tango argentino, che, all'inizio, veniva suonato e ballato solo nei locali malfamati della città. Dovevano passare alcuni anni prima che potesse raggiungere i saloni di Parigi.

I primi strumenti del nuovo stile musicale furono l’organetto e la chitarra, e, solo con l’arrivo del bandoneón, prese il Tango quel carattere malinconico, che gli è così tipico. E con Carlos Gardel, la “Voce di Buenos Aires”, si dà inizio all’epoca del Tango canzone.

Gli anni '30 e '40 vengono definiti come la "Epoca d’oro" del Tango: le grandi orchestre entrano in scena mentre la radio contribuisce alla sua rapida diffusione.

 

Col passare degli anni cambia il Tango argentino, anche grazie ad Astor Piazzolla: dai pezzi ballabili della “Vieja guardia” si arriva al "Tango nuevo", che, ancora oggi, trova più ascoltatori in Europa che in Buenos Aires.

Quello a cui assistiamo ora è una rinascita del Tango in tutta Europa: serate di ballo, “milongas”, locali dove ci si ritrova per ballare, musicisti europei ed argentini che si dedicano al Tango.

 

Sensuale, profondamente intenso, per una comunicazione non verbale fra i ballerini basata sull’improvvisazione

Il Tango Argentino ha come caratteristica peculiare l’improvvisazione. Trattandosi di un ballo di coppia, essa si rende possibile grazie all’esistenza di un codice comunicativo non verbale utilizzato dai due ballerini, i cui ruoli sono complementari. Il Tango Argentino nasce verso la fine del 1800 nella zona della foce del Rio della Plata, comprendente le città di Buenos Aires, in Argentina, e Montevideo, in Uruguay. Con la sua musica triste e passionale, ha origine tutt’altro che nobile. 

 

Dalla confluenza di melodie e ritmi ispanici (il "Cante Jondo" del flamenco), sudamericani (Habanera), afroarabi e italiani il tango nasce nei quartieri popolari, abitati soprattutto da africani e italiani, dove rimane confinato per decenni: qui vennero elaborati molti dei passi più importanti (ad esempio il movimento "Indecente" che porta la gamba della donna tra quelle del cavaliere). Quando arrivò in Europa, attraverso gli Stati Uniti, naturalmente fu uno scandalo: nel 1914 addirittura Papa Pio X volle vedere personalmente di cosa si trattasse, e convocò due ballerini in Vaticano, ma non condannò ufficialmente il nuovo ballo. Fu riadattato dai maestri di ballo per il pubblico sofisticato delle sale europee: fu questa versione a rendere famoso Rodolfo Valentino, improbabile gaucho ma memorabile interprete di film rimasti nella storia, dove a profondi casqué seguivano sguardi intensi e passi lunghissimi, frutto di una reinterpretazione del tango.Pur essendo le origini del Tango Argentino abbastanza incerte e controverse, ciò che si sa per certo è, invece, che questa danza fa parte di una ricca tradizione. 

 

Essa non riguarda soltanto il ballo, bensì la musica, la canzone, la poesia e tutto ciò che gravita loro intorno: tale realtà culturale non ha mai smesso di esistere ed oggi si assiste ad una sua riscoperta.

 

STORIA DEL NOME TANGO

Il problema relativo alla derivazione del nome tango non è soltanto di interesse etimologico. Siccome le ipotesi sono tante, lo stabilire con certezza da dove derivi tale termine, aiuta ad orientarsi nella costruzione della storia delle origini di questo ballo misterioso.

Tango poteva identificare il luogo di riunione degli schiavi africani o uno strumento musicale d’origine africana; nel 1870 la zarzuela (operetta spagnola) includeva tra i suoi ritmi il tango o tanguillo andaluz.

 

Per ultimo si intendeva il tango rioplatense che si ballava intorno al 1890 nei sobborghi di Buenos Aires e Montevideo (si poteva usare indistintamente anche il termine milonga). Ci sono altri significati della parola Tango ma ci porteranno fuori strada, così lontano da arrivare alla Spagna medioevale e persino al Giappone. Propongo come punto di partenza della nostra storia il tango rioplatense.

Non è corretto, infatti, chiamarlo tango argentino, (almeno in quest'occasione dove possiamo restringere la nostra zona geografica di ricerca) giacché la sua "nascita" coinvolge due città separate da un fiume, il Rio de la Plata, e unite da una passione: il Tango.

 

LE LEGGENDE

Uno dei primi documenti scritti in cui si descrive il tango è la zarzuela Justicia Criolla del 1897: vi si descrivono i passi e il modo di ballare il tango più o meno come lo conosciamo oggi. Nella prima decade del ‘900 il tango rioplatense si espande per tutto il mondo.

Le prime registrazioni su cilindro avvengono nel 1907 successivamente gli inglesi ne gireranno un film dove si descrivono i passi del ballo. È ormai nota la quantità di critiche fatte dai moralisti contro il tango: un ballo un po’ osé o forse molto osceno. Insieme al tango nascono anche due fenomeni che l'accompagnano fino ai giorni nostri. 

 

Uno si registra fuori della sua patria ed è quello dei maestri fasulli e non, che faranno del tango un numero circense, corredato da storie inverosimili su origini ed usi. Per esempio nel 1914 un giornalista affermava di aver visto ballare il tango nel funerale di un bambino nella pampa argentina.

 

STORIA DEL TANGO

Il ritmo è di derivazione negra. Più precisamente, prende le mosse dalla habanera cubana, a sua volta emanazione di motivi africani portati dagli schiavi in America Latina nel XVIII secolo. L'habanera nasceva come piattaforma musicale e basta.

Raggiunse la forma compiuta del classico brano con testo, attraverso l'incontro e la fusione con la payada, che era un canto poetico caro alle genti delle campagne. Habanera più payada generarono la milonga (che fu anche una danza): un canto malinconico e triste che raccontava le difficoltà della vita e le pene d'amore della povera gente, al suono di chitarra, flauto e violino. 

 

La milonga rappresentò a tutti gli effetti la matrice del tango. Non a caso, fino al 1910, il tango fu chiamato milonga con cortes. Per completezza di informazione, devo ricordare che secondo Leòn Benaros (El tango los lugares y casas de baile, in Historia del tango, Buenos Aires, Corregidor, 1977) il termine milonga designava la prostituta. Vicente Rossi nel libro Cosas de Negros (1926) ricostruisce un triplice rapporto di filiazione diretta: il candombe genera la milonga; e la milonga genera il tango. 

 

Il candombe è stato creato dai neri di Montevideo. Il genere tango fu presto assimilato dagli immigrati europei che ne colsero la profondità ed una sorta di bellezza malinconica, legata al senso delle cose perdute. La sua musica sembrava il sottofondo più idoneo a segnare il ritmo della emarginazione e della sconfitta. Inizialmente la musica del tango fu scritta in 2/4 ed il ritmo era abbastanza veloce. Successivamente fu scritta in 4/8 e 4/4. Man mano che prese piede l'abitudine di aggiungere il testo alla musica, il ritmo fu rallentato. A partire dal 1917, l'uso del tango cantato fu generalizzato. In quell'anno, Carlos Gardel presentò in un teatro di Buenos Aires il brano "Mi noche triste". 

 

Il successo fu strepitoso. Già nel 1915, in verità, era stato composto da Rodriguez il famoso pezzo "La cumparsita". Ma fu sempre Carlos Gardel a lanciarlo, dopo che diventò celebre, assieme ai classici "Choclo" di Villoldo e "Caminito" di Filiberto. Nei pochi anni della sua carriera, Carlos Gardel portò il tango in giro per il mondo: in tutta l'America e in tutta l'Europa, prima come cantante e dopo come attore. Si racconta che quando morì, nel 1935, a soli 45 anni (in un incidente aereo), molte donne in Argentina si suicidarono per aver perso il loro idolo.

Dalle sue origini più remote conosciute, all'inizio degli anni venti del secolo XX, il termine bachata designava un tipo di riunione sociale, imparentata con la baldoria dell'epoca, così definito per la presenza di vari generi di musica e balli popolari. Etimológicamente, la parola bachata, secondo Fernando Ortiz, è sinonimo di: divertimento, festa, gazzarra…

 

La bachata costituiva una forma di "ricreazione popolare": una festa che si realizzava in qualunque patio, sotto l'ombra di un albero del quartiere, o in un angolo qualunque, ed il cui antecedente possiamo stabilire fu il "fandango", a proposito del quale "Veloz Maggiolo" dice che: "Quasi tutti i cronisti che parlano di questo tema lo paragonano ad una festività aperta alla gente e non riferita ad un solo tipo di musica."

Le due menzioni più antiche circa la bachata, che abbiamo trovato in documenti storici, risalgono al 1922 e al 1927. La prima contiene una relazione che si riferisce all'uomo comune del villaggio di Sabaneta, a nordovest dell'isola, e dice che questo trova nel paese "tutto quello che può lusingare i suoi vizi e desideri incontrollati: combattimenti di galli, caramelle e rum; ma quello che più gli piace e lo attrae è la festa, che sia di fisarmonica, o la bachata a suoni di chitarre, canti o boleros. Lì si sta lunghe ore, tra un sorso e l'altro di rum, senza preoccuparsi di niente, né dell'alito asfissiante con che la polvere ed il sudore rarefatto soffocano l'ambiente, né della forma incivile con la quale si passano l'una o l'altra ballerina, fino a che a notte inoltrata si ritorna brilli a casa."

 

Nella seconda, Arzeno definiva la bachata come: "animate baldorie" nelle quali il trovatore popolare si faceva re e commentatore di ogni evento usando per ciò il tanto utilizzato bolero, (ritmo soave di genere romantico e di antica origine caraibica).

Da entrambe le menzioni possiamo estrarre alcune caratteristiche della bachata antica: coniugava la musica, il canto e il ballo; il bolero era inizialmente il genere predominante, ma si trattava di un bolero ritmico, antillano, (caraibico), dato che era ballabile, questo significava la compartecipazione di uomini e donne ed il frequente consumo di rum.

 

Da queste caratterizzazioni si può dire che la bachata era un insieme socio-musicale, dal quale, riunendo ritmi, melodie e strumenti ed adattandoli all'ambiente nativo, nacque posteriormente un modo musicale ed interpretativo di aspetto autoctono che è il genere musicale della bachata.

Precisiamo che in quegli anni si differenziavano i termini festa, ballo e bachata, come segnalava già Reamón Emilio Jiménez nel 1955. Si capiva, comunemente, che le tre erano celebrazioni differenti: si considerava ballo quello che avevano luogo in saloni di lusso, dove prevalevano le danze scelte dell'epoca la cui realizzazione si faceva con l'orchestra; a sua volta, le feste erano le celebrazioni con "güira", "tambora" e fisarmonica, dove la musica predominante era il "merengue", il "zapateo", (suoni prodotti dal ticchettare delle scarpe), ed altri ritmi folcloristici simili; le bachatas erano specificatamente le celebrazioni padroneggiate da chitarre, bongo, "palitos y cucharas", (bastoncini e cucchiai), ed altri strumenti simili e dove si ballava prevalentemente bolero e guarachas, ma si intonavano anche "son"(cubano) , "rancheras"(messicano) e "merengue" con chitarra. Pacini Hernandez definisce la bachata come una musica popolare, dominicana, autoctona che emerge nel 1961, avendo come basi le musiche latinoamericane suonate con chitarra, come il bolero,le rancheras e il son. Indica, inoltre, che il tipico insieme di bachatas si compone da due chitarre, maracas - sostituite recentemente con la güira - ed il bongo - sostituito occasionalmente con la tumbadora -.

 

In tale celebrazione gli strumenti erano suonati da musicisti il più delle volte improvvisati e limitati, i quali imprimevano i ritmi che servivano al ballo e le sfumature proprie di quell'universo marginale. Gli spazi fisici delle bachatas erano principalmente le case marginali urbane o rurali. Nel campo, in una società prevalentemente rurale come quella di allora, poteva essere l'ombra di un albero, e nella città, il parco o il patio di un'abitazione. In quel modo, la bachata si estese lentamente.

 

Jiménez , come si evidenzia di seguito, detestava tale celebrazione e dice: "Le bachatas erano un faretto di attrazione per tutti gli uomini, che livellavano le diverse classi sociali dei tempi , facendo predominare le forme più grossolane e libere della democrazia ….". Sullo scenario favorito da quei trabocchi di passioni "peccaminose", quello che lui chiamava "piacere dissoluto", era una sala intrisa di forti "essenze" che sembravano "congiurate per sfidare l'onestà e mettere sull'attenti i sensi. Le più vivaci forme di sobborgo stanno lì sfidanti ed audaci". Ed aggiunge: "La presenza del "sorso", (di rum), le canzonette "zandunguera" e le ansie provocate per le belle indiane dagli occhi provocanti di notte, maestre nell'arte di imprimere tremori alla loro fresca carne vergine, rompe la tranquillità notturna del quartiere per cedere spazio all'azione di "bachatear" o fare baldoria"

 

Il nome designava, dunque, più che un tipo di musica, un ambiente sociale di vicinato o di quartiere, definito così essenzialmente per la presenza del ballo ed un insieme di musiche popolari. Quel divertimento "coniugava musica, ballo, relazioni amorose, corteggiamenti, amicizie, alcolismo ed molti altri atteggiamenti"

La musica prima era solo eterogenea, ma la linea tematica essenziale delle sue canzoni, secondo Jiménez, era dal principio di tipo tragico-malinconico; metteva a fuoco il tradimento amoroso, il disprezzo, ricordi di ieri, gli ostacoli alla felicità, la fatica economica; in altre parole, aveva un testo narrativo e descrittivo, con frasi figurate molte volte cariche di doppio senso.

 

Per la sua origine sociale e la sua tematica, dal principio apparvero settori affezionati alla bachata casi di lavoratrici domestiche, guardie, contadini, operai e tanti altri. Si può segnalare che in questi gruppi sociali, "la musica è sintesi di cento anni di vissuto nella marginalità"

In relazione ad essi fu che sorsero distinte denominazioni per la bachata, con senso spregiativo ,tali denominazioni furono: "musica de guardia", "canciones de amargue", o "discos di vellonera". In generale, questo non era altro che voler evidenziare l'aspetto dispregiativo predominante nella società formale circa il popolo marginale, il che implicava il merengue e la bachata tanto quanto altre musiche popolari, e quasi tutte le attività delle classi popolari: musica, arte, ricreazione. A tutte questi manifestazioni considerate "basse" per le loro origini sociali plebee, immorali, indecenti, impure, peccaminose, queste nozioni puritane della cosa sociale, la cosa morale e la cosa culturale, derivano da interessi della classe dominante per dimostrare la loro superiorità.

 

A partire dagli anni trenta, il tipo di celebrazione che era la bachata si estende fino ai bar, alle case di appuntamento, e vari posti simili. Nel Santo Domingo dell'epoca posteriore al ciclone di San Zenone (1930), si ricorda il posto denominato "El Yarey" situato nel quartiere di Villa Francisca, periferico alla città di allora.

 

In "Santiago de los Caballeros" era famoso il : "Callejon De La Allegria", luogo dove per la prima volta si usò il sassofono nei Caraibi all'inizio del secolo XX nell'orchestra " Perico Ripiao" - che esegue il merengue tipico dominicano -, e li' dove, anche, il son cubano fece il suo rientro in Repubblica Dominicana (circa il 1930).

 

I gruppi che suonavano le bachatas erano chiamati "conjuntos de bachatas". Le nostre indagini indicano che il genere musicale denominato bachata nacque come risultato di una lenta evoluzione della musica interpretata nella tipologia di riunione sociale che quel nome designava, e che i suoi creatori anonimi furono i gruppi che la suonavano. Ricordo che i ritmi che predominavano in quei tempi erano: il bolero ritmico, la guaracha e il son, abbastanza estesi nelle Antille dopo la prima guerra mondiale e con gran risalita, soprattutto del primo, dopo la seconda guerra mondiale.

Mentre, da un lato, Juan Luis Guerra riconosce nella bachata "un bolero antillano", altri osservano anche l'influenza della guaracha e del son; negli anni ottanta si mise in evidenza l'esistenza di due versanti ritmici della bachata, una tranquilla e l'altra accelerata.

 

La nostra ipotesi al riguardo è che i primi bachateros crearono una forma propria ed accelerata di bolero, con testi simili a quelli dei boleros ed una maniera nasale di cantare, con una voce di risonanze nasali, e con cori di dolore ed amarezza, di lì il soprannome di "musica de amargue" che gli si attribuì per molto tempo. La forma musicale della bachata riflessa il predominio del bolero tropicale che è più accelerato del tradizionale spagnolo, era interpretata da alcuni musicisti generalmente empirici. A queste forme di canto e musica fu aggregato un cambiamento di coreografia del ballo, includendo un'elevazione dei piedi alla fine di ogni ciclo dei movimenti del ballo, col quale rimase conformato il genere come un ente musicale e danzario autonomo, negli anni sessanta del secolo XX.

 

È probabile che gli antichi "conjuntos de bachatas", nelle loro interpretazioni del bolero, della guaracha e del son, cercassero di far passare le proprie limitazioni dovute ad una debole preparazione musicale, come regole. Probabilmente questo portò a semplificare questi ritmi, dando origine ad una nuova forma di musicalizzazione ed interpretazione che adottò il nome dell'attività che designava la bachata col il passare del tempo.

Alla caduta di Trujillo, (governo), l'inclinazione per la guaracha era tale che quell'influenza subito trovò un'espressione massiccia in un canale tanto idoneo come la radio, in una società pre-moderna come la dominicana di allora. Li' nacque " La Guarachita", stazione radio specializzata in quella musica, ed il cui nome derivò dall'inclinazione popolare verso quel ritmo. Questo nome, e quello di "musica de amargue" per molto tempo si disputarono la denominazione del nuovo genere, benché nei lustri recenti il nome di bachata sia diventato indisputabile.

Il nome cambiò dal tipo di attività che designava, al gruppo musicale che lo suonava, e finalmente al tipo di musica che predominò in quel tempo che non era più né bolero, né guaracha, né son, bensì qualcosa di nuovo, distinto.

 

Bene, risulta importante stabilire dove e quando si produce il passo finale verso la costituzione della bachata come specie musicale autonoma. Sappiamo che la cosa difficoltosa risulta essere lo stabilirlo con precisione, principalmente se prendiamo in considerazione che l'evoluzione fu spontanea ed anonima. In sintesi, in base ai dati che ho potuto raccogliere, lancio l'ipotesi che il passo definitivo si produsse nell'ambito "urbano", contrario all'idea che la sua origine fu rurale.

 

In altre parole, benché il termine bachata designasse nelle sue origini un'attività di preminenza rurale, perché si inserisce in una società rurale, il genere musicale bachata che risultò dall'evoluzione di quella, è di origine urbana, prodotto di un movimento di trasferimento che convertii alle città l'epicentro delle attività. Lo spazio urbano, in paragone ai campi e per ragioni culturali, era più propenso a favorire l'evoluzione dei modelli culturali. Questo non deve stupirci se prendiamo in considerazione l'esplosione demografica ed il brusco processo di urbanizzazione dagli anni cinquanta, prodotto di un'accelerata migrazione rurale-urbana della popolazione dominicana

 

Allo stesso modo, i nostri dati indicano che quello avvenne tra 1950 e il 1965. Come vedemmo già, dagli anni venti le zone popolari delle città conoscevano celebrazioni di bachatas. Prima menzioniamo Sabaneta, nel nordovest, e poi El Yarey nel settore di Villa Francisca, in Santo Domingo. Negli anni trenta, in Santiago de los Caballeros, dove abbiamo gia' menzionato El Callejon de la Alegria, nel quale si fecero conoscere musicisti "bachateros" come: Ramón Wagner , (Mon La Bruja), e il "Conjunto de la Mulateria", dove suonavano Jim Sánchez e Moro Sánchez, tra tanti. In quegli anni raggiunsero popolarità nel paese i gruppi cubani come: "Los Compadres", "El Sexteto Avanero" e "El Trio Matamoros", il quale si trovava in Santo Domingo nell' agosto del 1930, dove vissero il dramma del passaggio del ciclone San Zenon, il quale diede origine al brano "Il Ciclone".

 

Altri indizi apparvero nel settore di Borojol, in Santo Domingo, dopo la seconda guerra mondiale. Sara Pérez raccolse l'attestazione di Pedro María, un musicista bachatero degli anni cinquanta che arrivò in quel quartiere all'inizio di quel decennio, e prese parte alle celebrazioni di bachatas, nelle quali, dice: "suonavano con tutto, perfino, a volte, bastava il tocco di due cucchiai", (il quale può risultare un po'esagerato). Questa fu l'epoca in cui scrisse le sue opinioni anche Ramón Emilio Jiménez, menzionando il nome di bachata come attività.

 

Bene, lo stesso Jiménez descrive gli strumenti che si usavano allora nelle celebrazioni: chitarra, bongo e i bastoncini (palitos) o clave. Questi sono gli stessi con i quali nacque musicalmente la bachata. Quel dato, benché non sia una garanzia che il ritmo sia sorto allora, tuttavia, segnala un avvicinamento all'origini di questa. indica che la strumentazione basilare già era stabilita. La trasformazione sembra succedere da allora, e prima della guerra patriottica del 1965, come sintesi di varie confluenze.

Con l’abolizione della schiavitù a Cuba nel 1886 i neri schiavi che non potettero rimanere nella campagna, non possedendo terre per l’agricoltura e essendo impoveriti economicamente, si spostarono nella periferia dei paesi e delle città, dando vita ai Solares . Questi Solares nei sobborghi delle città esistevano già, ma con l’abolizione della schiavitù, l’incremento demografico degli stessi fu sostanziale. Nei Solares si mescolano le distinte tribù africane portate a Cuba dagli spagnoli, con i bianchi salariati che lavoravano nei piccoli negozi dei Solares. In questo ambiente apparve la festa collettiva e profana chiamata Rumba, con un tale impatto che la parola rumbero si utilizza per designare un persona festaiola e rumbear per l’attività festiva intensa tanto a Cuba quanto nel Caribe.

 

Al suo inizio, dovuto alla povertà estrema dei gruppi sociali che vivevano nella periferia delle città, gli strumenti utilizzati nella Rumba furono gli stessi mobili e utensili della casa o del lavoro. In poco tempo si passò a usare i Cajones (casse) in cui si importava il baccalà, per il loro legno buono. Con i cajones (da qui viene la frase “rumba de cajón”) si accompagnava un cantante che inoltre suonava la clave. Poi i cajones furono sostituiti dai tamburi, che arrivarono a essere tre. I tamburi (tumba, llamador e quinto) ricevettero il nome generico di tumbadores. Questa struttura s’ingrandì con un esecutore che colpiva con due bastoni il corpo di legno di uno dei due tamburi; questo si conobbe con il nome di Cáscara. In fine, il ritmo della cáscara passò a essere eseguito dallo strumento noto come cata (tronco di legno svuotato e sospeso in aria). È da queste circostanze che, alla fine del secolo passato, sorge la frase: “rumba del tempo di Spagna”, per evocare la maniera d’eseguire la Rumba a Cuba sotto la dominazione spagnola. Inoltre è ovvia la grande influenza delle tribù africane portate a Cuba nel concepimento di questo genere musicale.

 

La Rumba ha tre stadi differenti che si possono raggruppare in termini generali come segue:

Diana – frammento melodico introduttivo senza testo nel quale il cantante utilizza frasi di apparente incoerenza per ambientare;

Décima – il cantante improvvisa un testo dove presenta il tema che da il motivo alla Rumba, sebbene il metro letterario che utilizzano i rumberos in questa parte non è sempre la décima;

 

Rompe la Rumba – entrano gli strumenti a percussione, esce in pista di fronte ai musicisti una coppia di ballerini o un ballerino (nella Columbia) e il cantante evidenzia nel suo testo alcune frasi che saranno utilizzate come ritornello per il coro, per alternarle con le improvvisazioni del cantante.

Nella Rumba esistono tre stili, cioè:

 

La Columbia, Rumba rapida che è ballata da un solo uomo, consiste in movimenti acrobatici e convulsi, ripresi dai balli iremes o diablito cubano (diavoletto cubano), di fronte al quinto che sfida con i suoi passi, come nella bomba portoricana. Si crede che la sua origine risalga alle popolazioni dell’interno, in un antico casale di Matanza chiamato Columbia. Si coltiva a Cuba ma non ha seguito nel resto del caribe.

Il Guaguancó, lo stile più importante della Rumba, si caratterizza per descrivere nel suo canto un avvenimento sociale o un personaggio del paese. Il suo ballo si distingue per un gioco di attrazione e repulsione tra la coppia. L’uomo cerca di “vaccinare” (vacunar)la donna con movimenti pelvici possessivi mentre lei si copre per evitare la “vaccinazione” (vacunao).

 

Il Yambú, Rumba lenta in cui i ballerini fanno gesti tipici della vecchiaia, non si fanno movimenti pelvici possessivi, del vacunao, nel canto s’intercala la frase “nel yambú non si vacuna” per distinguere il modo in cui si deve ballare; oggi giorno è coltivato solo da gruppi di ballo professionisti di Cuba.

 

Come abbiamo visto la Rumba ha la sua enfasi nel ballo, però a New York e a Portorico si coltivò con un’enfasi nell’esecuzione della conga e delle ritmiche corrispondenti. Il guaguancó fu lo stile che più si coltivò fuori da Cuba, per giunta molti temi musicali si classificarono scorrettamente come guaguancó cunado, in realtà erano sones o guarachas (vedi il tema di Curet Alonso che registrò Pacheco, La escencia del Guaguancó).

Riassumendo, la Salsa si appropriò di alcuni degli elementi della Rumba, tra i quali possiamo menzionare:

l’introduzione del tema musicale del cantante, che esprime frasi di apparente incoerenza, accompagnato solo da strumenti a percussione;

il distacco della tumbadora (la conga) come strumento solista e di forza nella sezione della percussione.

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La Conquista

Dopo quasi tre mesi di peripezie nell'Oceano Atlantico, il 27 ottobre 1492 Cristoforo Colombo arriva a Cuba toccando terra sulla costa nord-orientale dell'isola vicino all'attuale città di Baracoa.

Diciotto anni più tardi, nel 1510, Diego Velázquez inizia la conquista del territorio cubano. Vengono fondate le prime città: Baracoa (1512), Bayamo (1513), Trinidad, Sancti Spíritus e La Habana (1514), Santiago de Cuba e Camagüey (1515).

L'impresa della conquista è stata relativamente facile per gli spagnoli. Gli archi e le frecce di popolazioni fondamentalmente miti hanno potuto ben poco contro gli archibugi e la sete di oro dei conquistatori. In questo periodo solamente il cacicco Hatuey (1511) nella zona di Baracoa e più tardi l'indio Guamá (1530) si sono ribellati all'occupazione degli spagnoli.

 

Rinvenuto meno oro del previsto, sterminati gli indios in pochi decenni per le dure condizioni di vita e di lavoro loro imposte, i coloni hanno visto così diminuire in modo considerevole i propri guadagni, passando in poco tempo dall'abbondanza alla crisi.

 

Cuba diviene meno interessante come luogo dal quale ricavare ricchezza mentre cresce la sua importanza come trampolino per nuove conquiste - Messico, Perù e altre parti dell'America Latina - e come base di appoggio per i galeoni che ritornano verso la Spagna carichi d'oro e di altre ricchezze naturali.

 

 

La schiavitù

 

Per risolvere il problema della insufficienza di forza lavoro causato dalla scomparsa degli indios, gli spagnoli hanno dovuto ricorrere all'importazione di schiavi neri provenienti dalle coste occidentali africane.

 

Infatti all'interno dell'isola vi sono allevamenti di bestiame, piantagioni di tabacco e in seguito, alla fine del XVI secolo, piantagioni di canna da zucchero che necessitano di manodopera e gli schiavi neri sopportano meglio degli indios la fatica e le condizioni di vita inumane.

 

Dalla metà del XVI secolo il regime schiavista di produzione costituisce la spina dorsale dell'economia e della società coloniale. Industria e schiavitù marciano strettamente vincolate per tutto il periodo coloniale.

 

Così anche Cuba coloniale contribuisce a quell'immenso genocidio che per tre secoli ha accompagnato la storia del continente americano. Ai milioni di schiavi morti nelle campagne americane bisogna aggiungere i milioni di neri che muoiono sulle navi prima ancora che queste tocchino i porti del Nuovo Mondo.

 

Pirati, corsari, bucanieri e filibustieri

Dalla seconda metà del XVI secolo, attratte dalle ricchezze trasportate dai galeoni spagnoli, le acque e le coste che circondano Cuba sono infestate da navi pirata, praticamente un assedio che è durato centinaia di anni. Ai tradizionali pirati si sono aggiunti corsari, bucanieri e filibustieri francesi, inglesi e olandesi. Francia, Inghilterra e Olanda contendono alla Spagna le sue conquiste americane e utilizzano a loro vantaggio le scorrerie contro le navi spagnole.

 

La Spagna adotta le seguenti misure protettive:

stabilisce un sistema di convogli di navi mercantili protette da navi da guerra

costituisce armate per combattere la pirateria

fortifica i principali porti coloniali per proteggerli dalle incursioni dei pirati.

 

Cuba riacquista importanza come base di rifornimento per il mantenimento della flotta spagnola. Inoltre questo brulichio di navi favorisce il fiorire del commercio di contrabbando in quanto Cuba, come colonia, può commerciare legalmente solo con la Spagna. Questi fatti si ripercuotono positivamente sulla nascente economia cubana con l'incremento dell'allevamento, della produzione dello zucchero di canna e del tabacco, tre aspetti economici fondamentali che perdurano tutt'oggi.

L'occupazione inglese di La Habana

Durante la "Guerra dei Sette Anni", che vede le potenze europee scontrarsi anche al di fuori del Vecchio Continente, la flotta e un imponente esercito inglese prendono d'assedio e poi occupano La Habana. E' il 1762 e questo avvenimento inaspettato scuote fortemente il panorama economico, politico e sociale di Cuba.

 

Durante gli undici mesi di occupazione entrano nel porto di La Habana più di mille navi che instaurano un intenso commercio con le tredici colonie inglesi del nordamerica. Inoltre gli inglesi introducono nell'isola più di diecimila schiavi e diversi tipi di macchinari per incrementare lo sviluppo dell'industria dello zucchero.

 

Nel 1763 la Spagna, con il Trattato di Parigi, rientra in possesso di La Habana in cambio della cessione della Florida agli inglesi. Il colpo è stato così duro che la Spagna comincia a riconsiderare la propria politica economica. La maggior parte delle esportazioni di zucchero inizia a dirigersi verso gli Stati Uniti che dal 1776, con la loro Dichiarazione d'Indipendenza, si presentano come un mercato libero in rapida espansione. Nel 1830 Cuba diventa il primo produttore mondiale di zucchero.

Formazione dell'identità cubana

Nell'arco di tempo che va dall'inizio della colonizzazione fino a questi avvenimenti, prende sempre più corpo l'aggregazione di un nuovo popolo che discende dalla mescolanza di sangue indio, spagnolo e africano. Comincia a delinearsi una vita cubana caratteristica. Si manifestano fenomeni di contrasto tra creoli e spagnoli. Sorgono conflitti tra le classi, si producono ribellioni di schiavi, inizia la lotta di interessi tra coltivatori e latifondisti.

 

Le nuova situazione - indipendenza delle ex-colonie spagnole nell'America Latina - propizia uno sviluppo accelerato dell'industria dello zucchero. Si forma la classe dei grandi proprietari terrieri che producono lo zucchero e che manifestano le prime contraddizioni di interessi con il regime dominante degli spagnoli. Nasce una progressiva presa di coscienza nazionale che culmina, in fasi successive, nell'espressione di correnti ideologiche come il Riformismo, l'Annessionismo, l'Abolizionismo, l'Indipendentismo e l'Autonomismo.

 

Tra i vari moti di sollevazione ricordiamo quelli di José Antonio Aponte (1812), di Isidoro Armenteros (1851) e di Joaquín de Agüero (1851), tutti falliti e repressi nel sangue, ma che hanno contribuito alla concezione della necessità e della inevitabilità di una lotta per l'indipendenza dalla Spagna.

 

 

La prima guerra d'indipendenza (1868-1878)

 

Il 10 ottobre 1868 Carlos Manuel de Céspedes, avvocato e proprietario terriero di Bayamo, libera i suoi schiavi e, nella sua tenuta La Demajagua, legge il proclama di lotta per l'indipendenza di Cuba.

 

Gli insorti conquistano la città di Bayamo e instaurano un Governo Rivoluzionario che durerà tre mesi. La reazione degli spagnoli non si fa attendere e si svolgono furiosi combattimenti. E' in questa occasione che i cubani ricorrono per la prima volta alle cariche al machete, attrezzo tipico dei contadini cubani.

 

L'eco della sollevazione si diffonde nelle altre città dell'isola e in breve tempo sono tre le province dove si sviluppa la lotta contro gli spagnoli. Tra i mambises, così si definiscono gli insorti, si mettono in luce Vicente García, Calixto García, Ignacio Agramonte, Máximo Gómez, Antonio Maceo e Guillermo Moncada.

 

La guerra prosegue, tra alti e bassi, negli anni successivi. Problemi organizzativi, divisioni all'interno del movimento indipendentista e una raffinata tattica degli spagnoli pregiudicano il risultato finale. Nel maggio 1878, avendo perso vigore l'onda rivoluzionaria, si pone fine alle operazioni militari. Nonostante l'insuccesso, anche questa lunga guerra contribuisce a rafforzare e a definire il sentimento nazionale cubano.

 

 

Presupposti alla seconda guerra d'indipendenza

Lo sviluppo della coltivazione della barbabietola da zucchero in Europa provoca una grave crisi nel settore produttivo dello zucchero cubano. L'introduzione delle ferrovie private, per sveltire il trasporto della canna dai campi ai luoghi di lavorazione, mette in difficoltà i piccoli piantatori che non possono permettersi queste ferrovie e li costringe a vendere le loro proprietà.

 

Ma la questione più importante è che le rotaie d'acciaio non vengono importate dalla Spagna bensì dagli Stati Uniti: un ulteriore passo verso la "nordamericanizzazione" dell'isola.

 

Infatti gli Stati Uniti, che fino dai primi anni del 1800 avevano mire su Cuba, attuano una politica di penetrazione economica e - basandosi sulla Dottrina Monroe "L'America agli americani!" - vedono di buon occhio qualsiasi azione che interferisca nel sistema coloniale spagnolo o che possa metterlo in difficoltà.

 

Nel 1886 Cuba raggiunge l'abolizione della schiavitù. Nella seconda metà del secolo compare nel panorama cubano anche una nuova classe: il proletariato. Questo è formato da schiavi liberati e da una notevole quantità di gente impoverita da una situazione di instabilità economica. Nell'isola giungono, destinati a essere utilizzati per lavori molto duri, anche cinesi provenienti da Canton e spagnoli poveri che arrivano dalle Isole Canarie.

 

 

La seconda guerra d'indipendenza (1895-1898)

 

E' José Martí, poeta e intellettuale nato a La Habana nel 1853, a dare corpo al movimento che sosterrà la lotta per l'indipendenza. Se la Guerra del '68 è stato un movimento sorto dalla nascente borghesia, quella del '95, finanziata per la maggior parte dalle masse degli operai, ha un carattere popolare più accentuato.

 

Martí compie un lavoro enorme all'interno e fuori di Cuba. Scrivendo articoli o arringando gli esuli dalle tribune costruisce l'unità di intenti e la fiducia necessarie al raggiungimento dell'obiettivo. Ogni discorso di Martí è un nuovo impulso per i patrioti. "Con tutti e per il bene di tutti!" è solito ripetere e, memore delle divisioni avute nella precedente Guerra, fonda il Partito della Rivoluzione Cubana.

 

Il 24 febbraio 1895 iniziano le operazioni militari. Successivamente Martí, Gómez e Maceo si riuniscono nella Provincia di Oriente per tracciare il piano di organizzazione della Guerra e del Governo. Martí cade in combattimento il 19 maggio 1895 a Dos Ríos. Ha già evidenziato il pericolo incombente rappresentato dagli Stati Uniti e il carattere anti-imperialista della lotta cubana per l'indipendenza.

 

Gómez e Maceo continuano la lotta estendendo la guerra da Oriente a tutto il resto di Cuba con un'epica marcia. Il 7 dicembre 1896 anche Maceo cade in combattimento a San Pedro. Gómez organizza una nuova tattica di guerra di guerriglia e a poco a poco ottiene grandi successi e semina sconcerto tra gli spagnoli.

 

 

L'ingerenza degli Stati Uniti

Nel 1898, quando i cubani hanno ormai praticamente vinto la guerra, gli Stati Uniti operano un'intensa campagna di stampa per preparare la loro opinione pubblica e, prendendo come pretesto la "misteriosa" esplosione della corazzata statunitense Maine nella baia di La Habana, intervengono nel conflitto tra spagnoli e cubani.

 

In soli tre mesi la Spagna si dichiara vinta. Non un solo cubano presenzia al Protocollo di Pace a Washington. Non un solo cubano presenzia il 10 dicembre 1898 al Trattato di Pace di Parigi con il quale gli Stati Uniti occupano Cuba e ottengono dalla Spagna anche Porto Rico e le Filippine.

 

Il 20 maggio 1902 viene concessa a Cuba, dopo tre anni sotto la tutela statunitense, un'indipendenza formale controllata da un'oligarchia dipendente da Washington che tramuta il paese, di fatto, in una neo-colonia degli Stati Uniti.

 

Gli Stati Uniti fanno aggiungere alla Costituzione Cubana un emendamento, presentato dal senatore statunitense Orville Platt, con il quale:

si riservano il diritto di intervento a Cuba ogni volta che lo ritengano opportuno

non permettono a Cuba di firmare accordi commerciali con altre nazioni se non con il loro beneplacito

si appropriano di parte del territorio cubano per costruirvi basi navali.

 

Le geniali previsioni di Martí sul pericolo rappresentato dagli Stati Uniti, purtroppo, diventano realtà.

 

 

La repubblica asservita - I

I primi venticinque anni di Repubblica vedono succedersi uno dopo l'altro Presidenti la cui preoccupazione principale è quella di aumentare il proprio conto bancario. Governi corrotti e asserviti agli interessi degli Stati Uniti saccheggiano l'economia del paese. Prima i pirati agivano dall'esterno, ora, con rischi infinitamente minori, operano all'interno di Cuba: è cambiato il loro abbigliamento, ma il risultato finale è identico.

 

Questo stato di cose causa malcontento e una crescente miseria tra la popolazione. Si verificano sollevazioni di neri discriminati, di lavoratori impoveriti, di onesti cittadini e studenti che non accettano l'umiliazione di vivere in una Repubblica dove ogni decisione passa attraverso l'Ambasciatore degli Stati Uniti.

 

Puntualmente queste manifestazioni sono represse nel sangue. Quando non è sufficiente la polizia, a più riprese sbarcano i marines nordamericani per ristabilire il loro concetto di "legalità" a salvaguardia degli interessi economici e dei privilegi.

 

Nel 1925, contemporaneamente all'ascesa al potere di Gerardo Machado, che è stato uno dei più sanguinari dittatori di Cuba, viene fondato da Julio Antonio Mella e da Carlos Baliño il Partito Comunista Cubano. Mella è un organizzatore di grandi doti, intellettuale sensibile ai problemi della gente umile. Fatto arrestare illegalmente da Machado, ottiene la libertà dopo uno sciopero della fame e grazie a grandi manifestazioni popolari che ne richiedono la liberazione. Esiliato, parte per il Messico dove il 10 gennaio 1929 viene ucciso dai sicari di Machado.

 

 

La repubblica asservita - II

Machado rimane al potere dal 1925 al 1933. In questo periodo Cuba vive anni profondamente oscuri: ogni giorno vengono ritrovati per le strade corpi di operai, sindacalisti, studenti, politici barbaramente assassinati.

 

Solo un grandioso e lungo sciopero che paralizza totalmente il paese per molti giorni pone fine alla dittatura. Machado fugge alle Bahamas il 12 agosto 1933.

 

Inizia un periodo di speranze con uomini come Grau San Martín e come Antonio Guiteras, ma pochi mesi dopo gli Stati Uniti riprendono il controllo della situazione e si riparte nuovamente con i Presidenti fantoccio manovrati da Washington e con l'assassinio e la ruberia come prassi. Guiteras tenta di organizzare la resistenza, ma viene ucciso.

 

Finita la Seconda Guerra Mondiale, emerge nella vita politica cubana il Partito Ortodosso con a capo Eduardo Chibás che propugna una linea di pulizia nel governo e nell'amministrazione. Sicuramente questo partito potrebbe vincere le elezioni del 1952, ma gli Stati Uniti, avvertito il pericolo, favoriscono un colpo di stato capeggiato da Fulgencio Batista, loro uomo di fiducia che è già stato presidente di Cuba nel 1940.

 

 

Un giovane avvocato di nome Fidel Castro, che si è già distinto nella gioventù ortodossa, denunzia alla magistratura l'illegalità del colpo di stato e chiede che Batista venga messo in stato d'accusa. Ma il potere giudiziario, anch'esso corrotto e asservito, non prende in esame la richiesta. I partiti tradizionali sono incapaci di fronteggiare la nuova situazione e Fidel Castro, esaurita ogni via legale, decide di passare alla lotta armata.

 

Raduna e addestra 120 giovani e il 26 luglio 1953 prende d'assalto la caserma Moncada a Santiago de Cuba. Per circostanze avverse l'attacco fallisce, la maggior parte dei giovani viene trucidata a freddo mentre Fidel e pochi altri riescono a fuggire sulle montagne. Grazie alla mediazione dell'Arcivescovo di Santiago, Perez Serantes, Fidel si consegna e può così avere salva la vita.

 

Processato, mette in evidenza le responsabilità di Batista e la penosa situazione in cui si trova Cuba tramutando così la disfatta militare in un successo politico. Afferma che José Martí è l'ispiratore dell'insurrezione e termina la sua autodifesa con le parole: "Condannatemi, non importa, la storia mi assolverà!".

 

Viene condannato a 15 anni di detenzione e trasferito nelle carceri speciali dell'Isola dei Pini. Dopo due anni di dura prigione, a seguito di numerose e imponenti manifestazioni popolari, viene liberato ed esiliato in Messico.

 

Origine e inizio della Rivoluzione

In Messico Fidel riprende l'organizzazione della lotta contro la tirannia. Conosce Ernesto Guevara, medico argentino, che aderisce al progetto e, dopo diversi mesi di preparazione, il 25 novembre 1956 parte dal porto messicano di Tuxpán alla volta di Cuba con lo yacht "Granma" e con 82 uomini.

 

Il Granma arriva a Las Coloradas, spiaggia nella zona orientale di Cuba, il 2 dicembre 1956 e dopo pochi giorni gli 82 uomini vengono intercettati e praticamente annientati dall'esercito di Batista. Solo in diciotto riescono a sopravvivere e trovano rifugio, a piccoli gruppi, nella selva della Sierra Maestra.

 

Con l'appoggio dei contadini e con i rinforzi inviati dalla rete cittadina del "26 Luglio" - il movimento fondato da Fidel - il gruppo cresce e inizia una guerra di guerriglia. Ottiene numerosi successi contro l'esercito e vengono liberate zone sempre più estese, mentre la repressione di Batista si accanisce su contadini, operai, sindacalisti, intellettuali e studenti. In soli due anni si contano circa 20.000 morti.

 

Nell'ottobre 1958 due colonne guerrigliere al comando di Camilo Cienfuegos ed Ernesto Che Guevara partono da Oriente e occupano la parte centrale dell'isola. Il 1° gennaio 1959, dopo la caduta di Santa Clara, Batista fugge in aereo a Santo Domingo e i guerriglieri del Che entrano a La Habana. Contemporaneamente Fidel occupa Santiago de Cuba. Dopo 450 anni Cuba torna nuovamente a essere libera.

 

 

La Rivoluzione affronta i primi ostacoli  

L'eredità lasciata da quattro secoli di colonialismo e da sessant'anni di neo-colonialismo è quella di una Cuba dipendente economicamente dagli Stati Uniti - dato che le compagnie nordamericane possiedono le migliori terre e praticamente la maggior parte delle industrie, dei servizi e degli immobili - con le casse dello stato saccheggiate, con l'economia legata alla monocoltura e al monomercato dello zucchero, con vasti strati di popolazione indigenti, con una fortissima disoccupazione, con problemi di discriminazione e di analfabetismo, con la mancanza di strutture per l'educazione e per la sanità.

 

In una tale situazione, qualsiasi misura venga presa per il miglioramento del paese va ovviamente a cozzare contro gli interessi degli Stati Uniti. Per questo motivo la legge di Riforma Agraria del 17 maggio 1959, che limita l'estensione della proprietà e che distribuisce la terra gratuitamente alle famiglie contadine, crea il primo profondo solco tra la Rivoluzione e gli Stati Uniti.

 

Si susseguono una serie di contro misure economiche prese dagli Stati Uniti per punire Cuba e soffocarne l'economia. Cuba, a sua volta, in risposta alle disposizioni del Presidente degli Stati Uniti, replica con nuove nazionalizzazioni. Le divergenze diventano sempre più ampie, fino ad arrivare alla rottura delle relazioni diplomatiche il 3 gennaio 1961.

La Rivoluzione diventa socialista

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Caduto il mercato statunitense come fornitore di energia (petrolio) e come acquirente dello zucchero, senza la possibilità di commerciare con il resto del continente deferente alle pressioni nordamericane, i cubani trovano come unico sbocco economico l'Unione Sovietica e i Paesi Socialisti dell'Est Europeo.

 

Il 15 aprile 1961 aerei provenienti dagli Stati Uniti bombardano La Habana. Il giorno successivo Fidel Castro annuncia il carattere socialista della Rivoluzione cubana. Due giorni dopo 1.500 controrivoluzionari, armati e addestrati nelle basi statunitensi del Guatemala e di Porto Rico, appoggiati da sei navi e dall'aviazione, sbarcano a Playa Girón per invadere Cuba. In sole 72 ore l'esercito cubano e le milizie popolari cubane annientano gli invasori. Il Presidente degli Stati Uniti Kennedy si assume la responsabilità della fallita invasione.

 

L'ultima carta a disposizione degli Stati Uniti rimane un blocco totale economico che impedisca a Cuba di commerciare anche con tutte le altre nazioni del pianeta. Ma anche questo non basta per soffocare l'economia cubana.

 

Nell'ottobre 1962 si verifica la Crisi dei Missili: gli Stati Uniti, mediante aerei-spia, scoprono l'approntamento di basi missilistiche sovietiche sul territorio cubano. I cubani e i sovietici considerano questi missili non offensivi, ma difensivi, in quanto la loro funzione è quella di dissuadere gli Stati Uniti dall'intraprendere altre invasioni come quella di Playa Girón. La questione porta il mondo sull'orlo della guerra atomica. Alla fine i sovietici ritirano i missili da Cuba in cambio dell'impegno degli Stati Uniti di non aggredire l'Isola.

 

Traguardi raggiunti nel primo periodo della Rivoluzione

Oltre alla Riforma Agraria, sono molteplici i successi raggiunti dalla Rivoluzione. Con una grandiosa campagna di alfabetizzazione in un solo anno viene praticamente estirpato l'analfabetismo. Viene promulgata una legge per l'assistenza ai lavoratori. Scompare la disoccupazione. In tutto il paese vengono costruiti scuole e ospedali. E' abolita qualunque discriminazione razziale. Vengono proibiti tutti i giochi d'azzardo e le lotterie. Musica, balletto, cinema, poesia, letteratura, pittura, scultura trovano un terreno fertile dove fiorire. Lo sport è alla portata di tutti e si entra gratis negli stadi.

 

Nel settore economico si cerca di diversificare le produzioni agricole per non dipendere dalla monocoltura dello zucchero. Nasce una flotta per la pesca. L'industria muove i suoi primi passi: la produzione interna consente di limitare le importazioni. L'estrazione del nichel acquista un'importanza sempre maggiore.

 

In campo politico si costituiscono i Comitati di Difesa della Rivoluzione che diventeranno la spina dorsale della Rivoluzione, viene ricostituito il Partito Comunista Cubano, si solidarizza con i movimenti che lottano per l'indipendenza e contro l'imperialismo in tutto il mondo e si stringono legami con l'Unione Sovietica e con gli altri paesi socialisti.

 

Cuba diventa un punto di riferimento per tutti i popoli del Terzo Mondo.

 

Aspetti negativi e problemi affrontati

In questa prima fase la Rivoluzione si trova ad affrontare numerosi problemi e situazioni che ne condizionano l'evoluzione.

 

Il problema più rilevante a cui Cuba deve far fronte è senza dubbio il blocco economico, finanziario e culturale imposto dagli Stati Uniti. Qualsiasi analisi o qualsiasi giudizio su Cuba non può eludere questo fatto.

 

Molti cubani che non condividono le scelte della Rivoluzione emigrano in Florida, costituendo a Miami una collettività dalla quale, con l'appoggio degli Stati Uniti, sorgono gruppi paramilitari che attuano azioni criminali contro il territorio e contro il popolo cubano. Inoltre fino al 1965 operano all'interno di Cuba bande controrivoluzionarie, sempre appoggiate dagli Stati Uniti, che compiono diversi atti di terrorismo.

 

Anche il burocratismo creato dall'apparato statale cubano spesso ostacola il buon funzionamento di varie attività. Inoltre, si rivela una scelta non molto felice quella di riportare nella società cubana rigidi schematismi, opportuni ad altre latitudini ma poco adatti al carattere dei cubani e al clima dei tropici. Oltre tutto, l'aiuto fornito dai paesi socialisti e da loro definito "fraterno e disinteressato", è probabilmente fraterno, ma non sempre disinteressato .

Cuba negli anni Settanta e Ottanta

A metà degli anni Settanta si svolge il 1° Congresso del Partito Comunista: per la prima volta nella storia è stata fatta una Rivoluzione socialista senza la guida di un partito comunista, dato che questo nasce sei anni dopo la vittoria e tiene il suo primo congresso sedici anni dopo.

 

Viene promulgata anche la nuova Costituzione che è approvata con votazione segreta dal 97.7% della popolazione. Nascono le Assemblee Municipali, Provinciali e Nazionale del Potere Popolare, organismi elettivi e rappresentativi equivalenti ai nostri Consigli Comunali e Regionali e alla Camera dei Deputati.

 

In campo internazionale si ristabiliscono contatti diplomatici con molte nazioni. Viene richiesto dal Governo angolano l'intervento cubano in Angola ('75-'88) per arginare le aggressioni dello Zaire e del Sudafrica. Anche l'Etiopia, aggredita dalla Somalia, chiede l'aiuto dei cubani ('77-'84) che intervengono nel pieno rispetto di quanto stabilito dall'Unione degli Stati Africani. Alla fine del 1987, sconfiggendo i sudafricani a Cuito Cuanavale, i cubani permettono alla Namibia di ottenere l'indipendenza e propiziano una situazione che porterà alla liberazione dal carcere di Nelson Mandela.

 

Nel 1980, a causa del mancato rispetto da parte degli Stati Uniti di un accordo sulla concessione dei visti, a La Habana vengono assaltate alcune ambasciate. Cuba apre liberamente le sue frontiere e oltre centomila cubani lasciano l'isola dal porto di Mariel diretti in Florida.

 

Cuba negli anni Novanta

Già nel 1986 Cuba inizia una "rectificación" della propria economia, evidenziando anche ampie critiche sul modello di sviluppo seguito negli anni Settanta. Mentre è in atto questo processo si dissolvono i paesi socialisti dell'est europeo e Cuba vede crollare i suoi mercati. Si apre una profonda crisi economica e viene istituito un "periodo speciale" per fronteggiarla. Per permettere alla Rivoluzione di sopravvivere e di non perdere le conquiste sociali, si decidono grandi aperture al turismo, che porta valuta pregiata in tempi brevi, e agli investimenti esteri in determinati settori.

 

Nel 1992 vengono apportate modifiche alla Costituzione approvata nel 1976. Novità anche per la legge elettorale che ora permette ai cubani di eleggere direttamente i loro rappresentanti all'Assemblea Nazionale del Poder Popular. Nel 1993 si svolgono elezioni con grande partecipazione e larga vittoria dei candidati che appoggiano la Rivoluzione, nonostante le difficili condizioni economiche causate dalla caduta dei mercati del blocco socialista che rappresentavano l' 85% del commercio cubano.

 

Numerosi i successi diplomatici: gli Stati Uniti subiscono dall'Assemblea Generale dell'ONU otto condanne per il blocco imposto a Cuba. Queste condanne vengono ribadite più volte anche dai Parlamenti Europeo e Latino-Americano, dai Paesi Non Allineati, da centinaia di Organizzazioni Internazionali, dalla Chiesa Evangelica, dal Papa e dalla Chiesa Cattolica. Da tutto il mondo giungono aiuti umanitari per alleviare le dure condizioni di vita causate dall'illegale blocco statunitense.

 

Cuba nel contesto mondiale attuale

Il periodo storico in cui viviamo ha visto dissolversi in pochissimo tempo i Paesi dell'Est Europeo che avevano un sistema a economia pianificata.

 

Allo stesso tempo il sistema di libero mercato - quello che si vuole far apparire come vincente - sta trascinando il mondo in un caos ecologico e sociale.

 

La realtà attuale dimostra che il modello di vita che il neo-liberismo ci propone non è un sistema economico sostenibile. Oltre due terzi degli abitanti della Terra vengono fatti vivere in condizioni di spaventosa miseria. Le ricchezze naturali vengono saccheggiate senza alcun riguardo. Conflitti militari, inquinamento, disoccupazione, distruzione dei valori morali hanno invaso il mondo per permettere a un'esigua minoranza di persone di mantenere i suoi privilegi e un alto livello di vita. La logica del profitto calpesta in tutto il pianeta i più elementari diritti umani.

 

In questo contesto Cuba, paese del Terzo Mondo che subisce da oltre quarant'anni un blocco illegale da parte degli Stati Uniti, attua un sistema economico che permette di preservare sia i traguardi raggiunti dalla Rivoluzione che i suoi contenuti umanitari: il lavoro, la sanità, l'istruzione, gli aspetti sociali in generale, la solidarietà verso altri popoli più poveri.

 

Certamente Cuba non è un paradiso terrestre, vecchi e nuovi problemi s'intrecciano ogni giorno e bisogna risolverli. Però costituisce un esempio che indica come sia possibile la ridistribuzione della ricchezza prodotta in un modo più equo.

 

Rappresenta comunque un modello di vita sostenibile che se fosse adottato da tutti i popoli bisognosi permetterebbe loro di raggiungere quei risultati che dovrebbero già far parte della loro storia e che, invece, alle soglie del 2000 sono ancora fantascienza.

 

 

LA RIVOLUZIONE CUBANA

Nel 1953, centenario della nascita di Martì, il 26 luglio, uno studente universitario di nome Fidel Castro Ruz, seguace del partito Ortodosso, guida l'assalto alla caserma Moncada di Santiago. L'attacco fallì e molti dei combattenti vennero torturati dopo la cattura ed uccisi sommariamente. Malgrado la sconfitta, l'assalto al Moncada dimostrò che in Cuba esisteva un gruppo capace di preparare e compiere un'audace azione di guerriglia, senza che la polizia di Batista, considerata onnipresente ed inattaccabile, si accorgesse di nulla. I superstiti furono condannati a pene detentive nel super carcere dell'Isola dei Pini. In occasione del suo processo Fidel Castro trasformò la sua autodifesa "La storia mi assolverà" in un atto di accusa del regime. Verrà liberato in seguito ad una amnistia nel 1955 e riparerà in Messico.

 

Assieme al fratello Raul e all'argentino Ernesto Guevara, detto "Che", organizza il Movimento 26 Luglio.

 

Nel dicembre 1956, 82 guerriglieri sbarcano col mitico Granma a Cuba, contemporaneamente la città di Santiago insorge ma la rivolta viene nuovamente soffocata nel sangue. I superstiti, stremati e senza armi, si rifugiano sulla Sierra Maestra; qui cominciano a riorganizzarsi, ampliando le proprie file con nuovi volontari e con l'aiuto dei contadini. Fra i comandanti sulla sierra, oltre a Fidel, Raul e al Che, ci sono Camilo Cienfuegos e Celia Sanchez.

Nella notte di capodanno del '59 Batista e i suoi seguaci fuggono in aerei carichi d'oro verso gli Usa. Il 1° gennaio 1960 i barbudos entrano all'Avana. La rivoluzione cubana aveva vinto.